di Giancarlo Caseria
Sabato 4 novembre si è tenuto il secondo Vincontro ideato da Giancarlo Caseria, sommelier del vino e referente della Scuola Italiana Sommelier per Milano e Lombardia (il primo Vincontro era stato in Valtènesi). Si è trattato di una visita guidata, con degustazioni e abbinamenti di specifici brani musicali per ciascun vino degustato. Destinazione “Tenute La Montina” a Monticelli Brusati (BS), nel cuore della Franciacorta.
Tenute La Montina
Con il termine Franciacorta oggi si identificano territorio, metodo di produzione e vino che, in Italia, è l’unico che non deve riportare in etichetta la dicitura “Spumante” o “metodo Classico”, in quanto riconosciuti intrinsechi nella sola parola “Franciacorta”. Il territorio è dedito alla viticoltura sin dalla preistoria. Nel 1967 al Franciacorta è stata riconosciuta la DOC e nel 1995 è stato il primo vino italiano prodotto con il metodo della rifermentazione in bottiglia a ottenere la DOCG. In questo verdeggiante areale, la mia attenzione è stata catturata dalle Tenute “La Montina” e ad affascinarmi è stata anche una elegante villa seicentesca “Villa Baiana”. L’azienda, nata nel 1987 dai tre fratelli Bozza, per quanto abbia raggiunto dimensioni importanti, è ancora condotta dalla stessa famiglia.
Visita guidata
A guidarci nella scoperta di Franciacorta e di La Montina è un componente della famiglia: il Dott. Alceo Totò che, tra l’altro, è l’agronomo dell’azienda. Nel presentarsi ironizza anche sul suo nome che sicuramente lo aveva predestinato a occuparsi di vino (Alceo – Poeta greco VII – VI sec.a.C.).
È stato piacevole radunarci nel cortile antistante la tenuta per iniziare i lavori, il sole ci scaldava e il Dott. Totò ha potuto introdurci la storia dell’azienda. I fabbricati e l’area dove ci troviamo risalgono al 1600 ed anticamente appartennero agli avi di Papa Paolo VI (Montini) da cui deriva il nome delle tenute.
A partire dalla fine degli anni ’80 e fino agli anni 2000 è stata oggetto di totale ristrutturazione, oltre che di ampliamento della cantina che oggi è di circa 8000 mq e può ospitare fino a 2 milioni di bottiglie.
Villa Baiana
La prima tappa ha visto protagonista “Villa Baiana” che si compone di varie sale per ricevimenti e cerimonie, le quali si avvicendano in questi luminosi ed eleganti ambienti. Dal 2004 è sede del Museo di Arte Contemporanea in Franciacorta – Remo Bianco, oltre ad ospitare mostre di altri pittori e scultori.
Cantina
Alceo ci accompagna sopra la cantina, dove veniamo subito colpiti del grande “Torchio verticale Marmonier” (due grandi contenitori del diametro di 3 metri ciascuno). Qui vengono portate le uve, raccolte manualmente e trasportate in piccole cassette, di massimo 20 kg per non rovinare l’acino. Da questo torchio, che consente una spremitura dolce, per gravità, scende il dolce mosto direttamente nelle cisterne di acciaio nei sottostanti locali.

Un dolce profumo di mosto riempie i nostri nasi, attraversando magazzini di stoccaggio, locali con macchinari per imbottigliamento e per etichettatura, ripassiamo per uno degli ingressi dove grandi cartelloni ricordano i passaggi per la produzione del Franciacorta DOCG.
Ogni volta il mio entusiasmo è sempre forte perché imparo molto dai protagonisti, dalla loro storia familiare, aziendale e del territorio; torno a casa arricchito di una conoscenza che non avrei potuto fare leggendo un libro, ma solo vivendola direttamente, guardando la natura dei territori, i suoi colori e le sue forme; ascoltando i suoni fuori e dentro le cantine, apprezzandone anche i silenzi; percependo nuovi odori ed aromi, che non posso sentire nella mia città; toccando con mano l’uva, i tini, le botti…; gustando i prodotti del loro lavoro, questi nettari, che circondati da tutto ciò assumono un valore immenso.
Degustazione
Terminato il giro ci accomodiamo nella sala che ci hanno riservato per la degustazione. Allestita in modo elegante, illuminata ad hoc, tutto è pronto: tovaglie, calici, piatti con spuntini da abbinare e il necessario per la nostra esperienza. Anche l’impianto audio era pronto per riprodurre i brani musicali che avevo selezionato. Il gruppo eterogeneo si è accomodato e ho iniziato a spiegare cosa avremmo fatto e perché. Erano tutti incuriositi e forse, perché no, qualcuno un poco scettico…

Abbinamento della musica al vino
Come descritto anche in altri eventi, ho sempre avuto due grandi passioni: l’ascolto della musica e degustare un calice di buon vino. Dopo vari corsi ed esami, divenuto sommelier del vino, ho iniziato ad approfondire un argomento che mi ha sempre affascinato: l’abbinamento della musica al vino. Ho spesso degustato un buon calice accompagnato da un sottofondo musicale e diverse volte mi sono accorto che la musica mi aiutava ad apprezzare le doti del vino, altre volte invece accadeva il contrario, ero quasi infastidito dalla mia percezione sonora.
Cerca, chiedi, studia, prova e sperimenta: i miei imperativi. Numerose le ricerche scientifiche che neuroscienziati hanno svolto intorno a questa materia e ho cercato di comprenderne contenuti e significati. Ma spesso si incappa in “teorie” diametralmente opposte a quanto appreso appena prima. Ho avuto l’onore di conoscere uno dei più grandi esperti di psicoacustica che ora mi aiuta nella scoperta del mondo delle vibrazioni acustiche e delle percezioni soggettive del suono. Un suo importante suggerimento è stato: “si impara sempre e soltanto dall’esperienza, e quindi il più fortunato sei tu che potrai ascoltare loro…”.
In degustazione, ho introdotto il concetto di interazione tra i sensi, specificatamente l’intervento dell’udito in un’esperienza che apparentemente coinvolgerebbe solo gusto, olfatto, tatto e vista.
Vini in degustazione
Abbiamo degustato tre bollicine Franciacorta DOCG:
- Extra Brut, “La Freschezza del colore dell’erba”;
- Satèn, “Le eleganti emozioni del chiaro di luna”;
- Rosè demi sec, “La seduzione delle rose donate”.
Ogni spumante è stato degustato tre volte: la prima senza alcuna musica, la seconda con l’accompagnamento di un brano e la terza con un diverso brano. Ognuno ha ricevuto delle schede su cui annotare eventuali differenze percepite nelle degustazioni.
Con mia soddisfazione ho notato che tutti gli amici erano concentrati in questa nuova esperienza e loro hanno ammesso che le percezioni dei profumi e dei sapori dei vini cambiavano al variare delle vibrazioni acustiche che venivano proposte. Il nostro vissuto può interferire con l’abbinamento, ovvero ascoltando un brano noto potrebbero riemergere emozioni vissute in precedenza che nulla hanno a che fare con l’esperienza del momento. Per questo ho cercato di selezionare brani non eccessivamente noti al grande pubblico.
Brani ascoltati
Con l’Extra Brut, abbiamo ascoltato prima un brano di musica classica tratto dallo Schiaccianoci di “Tchaikovsky”: “Il valzer dei fiori”. Poi un genere completamente differente, un fantasy rock di una band italiana “Holy Shire” intitolato “Danse macabre”. Il 6% delle persone ha preferito degustare lo spumante senza musica; il 47% ha preferito la degustazione abbinata all’ascolto del Valzer dei fiori, sostenendo di percepirne gradevolmente in maniera più intensa i sentori floreali e la freschezza al palato; il restante 47% ha apprezzato maggiormente l’abbinamento al brano fantasy rock degli Holy Shire, raccontando come abbia influito nell’ottimizzazione della percezione di sentori vegetali e di sapidità e mineralità al palato.
Anche nella degustazione degli altri due spumanti i risultati statistici ricalcano circa le stesse percentuali. Nella maggior parte dei casi, se pur con un pubblico diviso a metà per preferenze, si è raggiunta una migliore esperienza di degustazione durante l’ascolto dei brani musicali. Devo ammettere che i brani erano stati selezionati in base a caratteristiche dal mio punto di vista molto simili, se pur completamente differenti per generi.