di Silva Molinas
A sud della Toscana, tra le province di Siena e Grosseto, sorge un territorio straordinario che, dal Monte Amiata, passa per la Val d’Orcia e prosegue poi fino alla Maremma, racchiudendo in poco più 100 km, una biodiversità e un insieme di tipicità paesaggistiche toscane che sembrano uscite dal pennello di un pittore. Le inconfondibili colline verdi, i classici filari di cipressi, i rigogliosi vigneti e i secolari oliveti, sono stati, sono e saranno sempre di ispirazione per gli amanti della fotografia.
Molte sono le attrattive di queste zone:
- quelle naturalistiche, come il parco faunistico del Monte Amiata, il Parco della Maremma che dai monti dell’Uccellina degrada dolcemente fino al mare oppure lo spettacolo della natura che sono le “crete senesi”, che ricordano quasi un paesaggio lunare;
- quelle storiche, come i caratteristici borghi medievali di Pienza, Montalcino o l’Abbazia di Sant’Antimo, un’antichissima abbazia che fu fondata, secondo la leggenda, dall’imperatore Carlo Magno e considerata un capolavoro dell’architettura medievale.
In questo precedente articolo, invece, abbiamo parlato della Maremma.
I prodotti gastronomici
Ma una delle attrattive sicuramente più apprezzate di queste zone dalla maggior parte dei visitatori è la gastronomia. Molti sono i vini pregiati, tra i quali il Brunello di Montalcino, sicuramente il più conosciuto; per poi passare ai formaggi, come il famoso Pecorino di Pienza, oppure ai salumi di Cinta senese, fino ai piatti di pasta tradizionale, come i Pici.

L’olio extravergine d’oliva
Ho lasciato volutamente per ultimo il “re” della nostra dieta mediterranea: l’olio extravergine di oliva, del quale c’è davvero molto da raccontare.
Per questo ho scelto di soffermarmi in Val d’Orcia, ampia campagna attraversata dall’omonimo fiume, terra votata alla produzione di oli extravergine di oliva straordinari, che valorizzano alcune tra le cultivar tipiche della Toscana, tra le quali il Frantoio, il Moraiolo, il Leccino, il Pendolino, il Maurino e l’Olivastra Seggianese.
Storia di un successo: il Frantoio Franci
Scendendo verso Grosseto, nel Comune di Castel del Piano, sorge un antico borgo, Montenero d’Orcia, costruito su di uno sperone roccioso, emerso dal mare milioni di anni fa, dove si trova il Frantoio Franci.
L’azienda nasce negli anni ’50, quando i fratelli Franco e Fernando Franci acquistano un oliveto chiamato Villa Magra, ristrutturano quindi un antico fienile e ne fanno un frantoio. Successivamente a Fernando Franci si è affiancato il figlio Giorgio, attuale titolare, che, con sacrificio, passione e competenza, ha portato il Frantoio Franci e i suoi oli extravergine a livelli qualitativi altissimi, conosciuti e apprezzati in tutto il mondo, accumulando infiniti premi e riconoscimenti nazionali e internazionali.
Gli oli prodotti
Il Frantoio Franci annovera tra le sue produzioni molti blend, tra i quali un ottimo olio extravergine IGP Toscano, e diversi oli monocultivar, prodotti sia con agricoltura tradizionale, che biologica.
Ultimamente, tra i monocultivar, si è aggiunta la tipologia “Delicate”, una serie di oli dal fruttato leggero, ma con sentori diversi in base ognuno alla cultivar di riferimento: il “Delicate Bella”, il “Delicate Frantoio” e il “Delicate Maurino”.
Proprio il “Delicate Maurino” ha vinto nel 2023, il prestigioso premio internazionale “Il Magnifico”. È un “monocultivar” dal fruttato leggero, con profumi freschi di foglia di pomodoro e carciofo. In bocca ha sentori erbacei, con amaro e piccante leggeri, ma persistenti. È straordinario sulle insalate o sulla pizza, sulla caprese o formaggi freschi oppure su pesci di media sapidità.
Ma per i palati più esigenti non si può non ricordare il “Villa Magra Gran Cru”, che prende il nome dello storico oliveto dal quale tutto è cominciato.
È un monocultivar di “Frantoio”, complesso ed elegante con profumi erbacei freschi con note floreali e sapore di carciofo e mandorla, amaro e piccante ben dosati e note di pepe nero, ottimo a crudo su tartare di tonno e salmone, zuppe di legumi o verdura, pesci saporiti, carne rossa, straordinario per condire tortelli di ricotta e spinaci, ma anche su gelato al cacao.

Alla scoperta del “Rose Gran Cru Olivastra Seggianese
Concludo in bellezza questa passeggiata in Val d’Orcia con una “chicca”.
Oltre alle cultivar più conosciute, infatti, c’è una cultivar che regala un olio davvero speciale: l’Olivastra Seggianese.
L’Olivastra Seggianese, è una specie botanica autoctona diffusa nel territorio ai piedi del Monte Amiata, che ha trovato il suo habitat a una quota tra i 200 e i 650 metri. Il territorio di produzione è circoscritto a pochi comuni, cosa che gli ha permesso di ottenere anche una DOP.
Proprio il Frantoio Franci produce, con questa cultivar, un olio che io amo definire, una spremuta di olive.
Sto parlando del “Rose Gran Cru Olivastra Seggianese”.

È un prodotto di nicchia, una piccola produzione proveniente da un singolo oliveto secolare.
L’aspetto è limpido con un colore giallo paglierino e fluidità media. Al naso presenta un fruttato netto di oliva, caratteristica di questa particolare cultivar, seguito da incredibili spiccate note floreali di petalo di rosa, alle quali deve il suo nome. In bocca presenta un fruttato leggero erbaceo, molto delicato, inizialmente dolce, ma con medie note piccanti seguite da lievi note amare nel finale.
È indicato su tartare di pesce o carpacci, su pietanze delicate. Il produttore lo suggerisce anche sull’ostrica Royale.
Ho voluto provarlo per preparare una tartare di salmone affumicato e avocado e devo dire che il Rose Gran Cru Olivastra Seggianese ha arricchito meravigliosamente questo piatto, senza modificarne il sapore, così come la regola vuole.
Così come per i vini, anche per l’olio a ogni piatto il suo, purché sia, ovviamente, di qualità!

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