di Verdiana Cerone
Situata nel sud della Maremma Toscana, la zona del tufo comprende i paesini di Pitigliano, Sovana e Sorano. Ci troviamo nella Maremma più interna, “lontana” dall’immagine del mare, dei cavalli e dei butteri. Qui, su speroni di tufo, sono state costruite roccaforti, vissute e abitate sin dalle epoche più antiche, che oggi rappresentano un preziosissimo patrimonio archeologico.
Sono sufficienti pochi giorni in questi luoghi, dove il tempo sembra essersi fermato, per staccare completamente la spina. Tra le attività consigliate ci sono visitare le necropoli etrusche e le vie cave (degli affascinanti sentieri scavati nel tufo, tipici di questa zona), mangiare autentici piatti toscani e bere ottimi vini locali.

Fattoria Aldobrandesca
Vicino Sovana sorge la Fattoria Aldobrandesca, di proprietà dei Marchesi Antinori: una garanzia quando si parla di vino. Infatti, la famiglia, giunta alla 26ma generazione, si dedica alla produzione vitivinicola da più di 600 anni! Il territorio dove si trova l’azienda è stato prima abitato dagli etruschi, poi dai romani e, infine, è stato conquistato dai Longobardi e assegnato alla potente famiglia degli Aldobrandeschi, dai quali prende il nome la fattoria. La tenuta si trova proprio immersa nel Parco Archeologico del Tufo e già questo la rende, sicuramente, un’esperienza da non perdere.
La visita in cantina
La visita inizia con un giro tra i vigneti: qui la natura di origine vulcanica e i substrati tufacei riescono a fornire un terroir di elezione per la coltivazione di vitigni molto diversi tra loro. Infatti, vengono coltivati l’Aleatico, vitigno antichissimo e tradizionale, ma anche il Malbec, che in Italia è invece una rarità.
L’Aleatico è un vitigno a bacca rossa, molto diffuso in Toscana, di natura semi-aromatica: i suoi sentori richiamano il moscato; infatti si pensa che la sua origine derivi da una mutazione del moscato a bacca nera. La sua buccia spessa e resistente lo rende adatto all’appassimento e per questo lo ritroviamo spesso nelle versioni passite.
Il Malbec è un vitigno a bacca rossa, di origine francese, da cui si ricava un vino molto scuro, quasi nero, forte e tannico (“mala bocca”), ma anche interessante e profumato. Nella sua terra di origine, è stato praticamente dismesso, a causa della sua scarsa resa, ma ha trovato terreno adeguato alla sua produzione in Argentina (dove rappresenta il vitigno tipico) e anche in questa piccola parte di Toscana!

Degustazione dei vini
Si prosegue poi con le spiegazioni in cantina e con la degustazione dei loro vini.
“A” Toscana rosato IGT
La lettera scelta come nome del prodotto è quella di Aldobrandesca e Aleatico. Questo vino è un IGT rosato, prodotto con uve Aleatico in purezza. La particolarità è che qui l’Aleatico lo troviamo in versione secca e non dolce, come nel passito tipico dell’isola d’Elba. Il risultato è un vino delicato, fresco e sapido, con evidenti richiami ai piccoli frutti rossi, pompelmo e petali di rosa. Perfetto da abbinare con piatti leggeri a base di pesce.
“Aleatico” Sovana DOC Superiore
Il vino è prodotto con uve Aleatico, appassite parzialmente. Di colore rosso rubino, presenta spiccati sentori di frutta rossa matura e rosa. Questa è la versione più classica dell’Aleatico, che si presta molto bene come vino da fine pasto per accompagnare dolci e come vino da meditazione.
“Vie Cave” Toscana IGT
Il vino “Vie Cave” è prodotto con uve Malbec in purezza ed è dedicato a queste vie. Si presenta di un bel colore rosso rubino intenso, con note di frutta matura e sentori terziari dovuti all’invecchiamento in botte, come le spezie, la vaniglia e il cioccolato. Ha una buona struttura e si accompagna bene con piatti a base di carne, anche alla brace.
Conclusioni
L’esperienza presso la Fattoria Aldobrandesca è sicuramente l’occasione giusta per fare un’ottima degustazione di vini, ma è anche un modo per visitare una zona interessante dal punto di vista culturale, che non tutti conoscono.
Ho visitato più volte quest’area. Consiglio a tutti di farlo, almeno una volta nella vita. Pitigliano, Sorano, Manciano, la stessa Sovana, borghi incantati, sospesi nel tempo.
Riguardo alla Sovana DOC, creata nel 1999, c’è da dire che è molto ampia.
Nelle tipologie Rosso, Rosso Riserva e Rosato, il sangiovese fa praticamente solo da base (non da padrone) con un minimo ammesso del 50%.
In queste tipologie, infatti, il disciplinare della Sovana DOC concede ai produttori una generosa libertà.
Per chi invece vuole riportare in etichetta i vitigni aleatico, ciliegiolo, merlot, cabernet sauvignon (o lo stesso sangiovese) il disciplinare è più rigido, obbligando nell’uvaggio non meno dell’85% del vitigno indicato.
Infine, per tutte le tipologie della denominazione sono previste la Riserva e il Superiore.
Grazie a Verdiana Cerone per averne parlato.