Il Vin de Constance: l’ultimo sorso di Napoleone

di Claudio Trinca

Boudelaire lo preferiva all’oppio, per Lord Byron era un rimedio contro il crepacuore, Luigi XVI e Maria Antonietta ne avevano le cantine piene, Napoleone lo chiese sul letto di morte. Prodotto in Sudafrica, paragonato ai grandi Sauternes bordolesi, il Vin de Constance è considerato uno dei più grandi vini dolci naturali al mondo. Scopriamolo.

L’ultimo sorso

Per descrivere la secolare storia del Vin de Constance bisognerebbe raccontare tante storie, quelle dei grandi personaggi, scrittori, re, imperatori e presidenti, che ne apprezzarono i profumi e l’intrinseca bontà. Una su tutte quella di Napoleone esiliato a Sant’Elena. Gli inglesi non gli perdonarono nulla. Perfidamente si vendicarono non solo esiliandolo in una delle isole più sperdute dell’Oceano Atlantico (la nave impiegò più di 2 mesi per raggiungerla), ma anche impedendo che là vi fossero esportati i pregiati vini francesi, di cui il decaduto imperatore era grande estimatore.

Privato di quella consolazione che i vini della sua terra sempre gli diedero nei momenti più difficili della sua vita, Napoleone dovette trovare un’alternativa. L’unico vino che poteva essere servito alla sua tavola di esiliato era un vino dolce che gli inglesi, perfidi sì, ma scaltri commercianti, gli facevano arrivare dalle terre di una delle loro tante colonie, il Sudafrica. Non aveva certamente il gusto dei grandi Pinot Noir o dei Sauvignon Blanc della Loira, ma riusciva con i suoi profumi e la sua garbata dolcezza a mitigare più che decorosamente le esigenze di convivialità del Bonaparte. Lui lo sorseggiava lentamente, mai lo beveva con ingordigia, lasciando l’ultimo sorso nel calice come momento di profonda meditazione.

A Sant’Elena Napoleone rimase 5 anni. Graduale fu il suo decadimento fisico e, soprattutto, psicologico che lo portò alla morte. Si racconta che ormai gravemente debilitato, un servitore si avvicinò al suo capezzale per porgergli un bicchiere d’acqua. Con il cenno di una mano l’ex imperatore fermò il servitore, indicando con l’altra una bottiglia di Vin de Constance poggiata sul tavolo. Fu il suo ultimo sorso di vino. Non mangiò e non bevve altro per il resto del giorno. Nel pieno della notte entrò in stato comatoso. Appena cosciente, riuscì a pronunciare alcune parole, Francel’arméeJosephine. Spirò alle prime luci dell’alba. Era il 5 maggio del 1821. Aveva 51 anni.

Moscato di Frontignan

Mi piace pensare che Napoleone avesse apprezzato il Vin de Costance anche perché, in qualche modo, gli ricordava la sua Francia. Infatti questo vino è prodotto con il muscat de Frontignan, un vitigno aromatico originario della regione francese Languedoc-Roussillon, più precisamente delle città di Frontignan e Vic-la- Gardiole. Le piccole bacche bianche dei suoi grappoli hanno la caratteristica di sopportare le vendemmie tardive e concentrare gli zuccheri, permettendo la produzione di vini dolci naturali di eccezionale qualità.

Le prime viti del muscat de Frontignan furono portate in Sudafrica nel 1685 da Simon van der Stel, un alto funzionario della Compagnia Olandese delle Indie Orientali. Scelse un’area leggermente all’interno rispetto alla costa oceanica, precisamente ai piedi del monte Constantia (Constantiaberg), dove piantò le barbatelle di muscat e fondò la tenuta Groot Constantia.

La produzione del vino a Groot Constantia iniziò quasi subito, già prima del 1700, e quasi immediatamente conquistò fama internazionale, diffondendosi nelle corti europee e nei salotti letterari parigini e londinesi. Luigi XVI ne conservava sempre numerose bottiglie nelle sue cantine di Versailles, e si diceva che ne avesse più dei vini borgognoni. I primi due presidenti americani George Washington e John Adams li ricevevano in dono. Jane Austen, Charles Dickens e anche Alexandre Dumas citarono il vin di Constance in alcuni loro romanzi. Di Napoleone Bonaparte abbiamo già detto.

Dalla storica tenuta Groot Constantia si separò la Klein Constantia, l’azienda che oggi continua a produrre il celebre vino di cui stiamo parlando, esportandolo a prezzi certamente non modici in tutto il mondo.

Vigneti di muscat de Frontignan
Vigneti di muscat de FrontignanGroot Constantia (1685)

Vini dolci naturali

Il Vin de Constance è un vino dolce naturale. La definizione di questa tipologia di vino può suonare un po’ contraddittoria. Di fatto significa che la dolcezza percepita al palato deriva esclusivamente dagli zuccheri naturali presenti nell’uva, cioè senza aggiunta di altri zuccheri dopo la fermentazione.

Ricordiamo che la fermentazione alcolica è il processo naturale durante il quale i lieviti trasformano gli zuccheri dell’uva in alcol, anidride carbonica e altre sostanze che in quest’articolo non ci interessano. Per far sì che il vino resti dolce, si sottopone a fermentazione un mosto assai ricco di zuccheri (per appassimento, per botrizzazione o congelamento dei grappoli). In tal modo l’attività dei lieviti si interrompe naturalmente per esaurimento degli stessi, lasciando un importante residuo zuccherino non fermentato.

I vini dolci naturali non vanno confusi con i Vin Doux Naturel (VDN) francesi, che vengono prodotti non attraverso la surmaturazione zuccherina delle uve, ma interrompendo volontariamente la fermentazione del mosto aggiungendovi una quantità di alcol che, di fatto, lo sterilizza dai lieviti (mutage). In questo caso, diversamente dai francesi, noi parliamo di vini liquorosi.

Processo di vinificazione e caratteristiche sensoriali

Le uve dell’unica varietà utilizzata, il muscat de Frontignan, vengono lasciate concentrarsi di zuccheri con raccolta tardiva, ovvero con appassimento sulle piante. Mai con appassimenti artificiali, tantomeno botrizzate.

I mosti che se ne ricavano, ricchissimi di zuccheri, sono trasformati in vino tramite fermentazioni lente in piccole botti di rovere (dai 6 ai 12 mesi) o effettuando fermentazioni più rapide e precise da 1 a 3 mesi.

La maturazione si protrae per alcuni anni (normalmente 3) in botti di legno francesi e ungheresi, di secondo o terzo passaggio, dove il vino sviluppa la sua complessità e affina la sua aromaticità. Prima dell’imbottigliamento, il produttore esegue assemblaggi di un’unica o di più annate, con estrema precisione, sì da ottenere il miglior profilo gustativo possibile. La gradazione alcolica finale non è mai superiore al 14%.

All’assaggio il Vin de Constance presenta aromi intensi di frutta matura, fiori, miele e tante spezie. Grande è la struttura, con tutte le componenti in equilibrio perfetto. Manco a dirlo, lunghissimo.

Vin de Constance
Il Vin de Constance è il perfetto vino da meditazione

Abbinamento ideale del Vin de Costance

Per alcuni alcuni lunghi decenni, i vini dolci non hanno più trovato riscontro con i gusti dei consumatori. Un declino trasversale che ha interessato tutte le categorie di questa tipologia di vini. Anche il Vin de Constance ha conosciuto il suo oblio. Ma a partire dalla fine degli anni ’80 ha cominciato una lenta, graduale risalita, grazie a investimenti e studi approfonditi sul terroir. La Klein Constantia, costola della Groot Constantia, oggi è addirittura considerata una delle più prestigiose aziende vinicole del Sudafrica. Il suo Vin de Constance è fra i più ricercati. Basato su grande freschezza, complessità, equilibrio e aromi, questo vino dolce è certamente al primo posto fra quelli dell’emisfero sud del mondo.

Portato moderatamente fresco a tavola, lo si abbina quasi d’istinto ai dolci o ai dessert da fine pasto o ad una cheesecake. Non si sbaglia certamente, ma così è sprecato, anzi è umiliato. Per il Vin de Constance tirate invece fuori dalla dispensa (mai dal frigo) i formaggi erborinati. Se non li avete, procurateveli. Il Roquefort è un ottimo compagno. Ma anche il più umile Gorgonzola nostrano fa la sua figura. L’abbinamento con vari tipi di paté è un’altra scelta vincente che davvero onora questo vino. Mi dicono che può essere bevuto anche mangiando ostriche. De relata fero. Io l’ho abbinato a un buon libro.

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