Contrassegno di Stato: anche le IGT possono avere la fascetta

di Claudio Trinca

Le DOCG le hanno d’obbligo, per le DOC sono facoltative e, a partire dal 2024, anche le IGT su richiesta dei Consorzi, o in assenza della Regione d’appartenenza, possono fregiare i colli delle loro bottiglie con le fascette che riportano il contrassegno dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (IPZS).

Il Contrassegno di Stato

Spieghiamo subito di cosa stiamo parlando, facendo brevemente un passo indietro.

Attestazione del pagamento delle accise

Sin dagli inizi della vinificazione e della distillazione commerciale, tutti gli Stati hanno desiderato tassare la produzione dell’alcol, arrivando a imporre l’applicazione di un contrassegno sulle bottiglie messe in vendita, a riprova dell’avvenuto pagamento delle accise. Questo anche in Italia. Nel 1933, in piena epoca fascista, venne resa obbligatoria, per le bottiglie di bevande alcoliche autorizzate al commercio, vini compresi, l’apposizione di un sigillo di alluminio legato intorno al tappo. Questi sigilli di alluminio restarono in vigore fino al 1952, anno in cui furono sostituiti dai contrassegni di carta che tutt’oggi vengono utilizzati. L’apposizione obbligatoria dei contrassegni non restò limitata all’accertamento fiscale, ma nel tempo assunse più scopi:

  • controllo fiscale: motivo primario, attestavano il pagamento delle accise sugli alcolici;
  • tracciabilità: consentivano di seguire la storia del prodotto, prevenendo frodi e contrabbando;
  • certificazione del prodotto: garantivano che il prodotto fosse originale e non contraffatto;
  • tutela del consumatore: proteggevano l’acquirente finale da prodotti falsi o di bassa qualità.

Autenticità e tracciabilità del prodotto

Il Contrassegno di Stato obbligatorio divenne, di fatto, una sorta di “passaporto” per gli alcolici. Ne specificava la legalità, la qualità e la provenienza. Anche il vino, come detto, ne era soggetto. Ma proprio a riguardo di questo prodotto alcolico per eccellenza, il vino, si pensò a un trattamento fiscale diverso.

Considerata l’importanza della viticoltura nella storia dell’uomo e tenuta presente l’influenza che l’attività vinicola ha sempre avuto nella cultura sociale del Paese, si è deciso, con giusta autorizzazione europea, di esentare il vino dal pagamento delle accise.

Prima conseguenza, il Contrassegno di Stato perde quello che era il suo scopo primario fondante, ossia l’attestazione dell’obbligo d’accisa. E non viene più applicato su tutte le bottiglie di vino in commercio, ma riservato solo a quelle contenenti vini DOP. Questo perché, pur privata della sua natura fiscale, la fascetta del Poligrafico continua comunque a fornire le altre informazioni riguardo all’autenticità e alla tracciabilità dei prodotti di qualità quali sono i vini con denominazione.

Accise sugli alcolici: evoluzione del Contrassegno di Stato

Un sigillo di qualità

L’articolo 48 della Legge 238/2016 (Testo Unico del Vino e della Vite) stabilisce che le bottiglie dei vini DOCG devono essere immesse al consumo munite obbligatoriamente del Contrassegno di Stato. Quest’ultimo può essere volontariamente utilizzato anche dai vini DOC, in alternativa, al lotto. A partire dal 2024, in base al Decreto del Ministero dell’Agricoltura del 19.12.2023, entrato in vigore lo scorso 20 gennaio, anche le IGT possono utilizzare il contrassegno di carta filigranata e, parimenti alle DOC, solo su base volontaria, cioè solo su richiesta dei relativi consorzi. Il legislatore ha inteso così assicurare migliore tracciabilità e maggior tutela anche ai vini italiani di produzioni territoriali più ampie.

Situazione attuale

Riassumiamo la situazione attuale:

  • DOCG: le fascette sono obbligatorie;
  • DOC: l’utilizzo delle fascette è facoltativo, possono essere richieste dai consorzi di tutela e, in assenza della fascetta, fa fede il lotto;
  • IGT: è possibile richiedere le fascette per i vini a indicazione geografica, sempre su richiesta dei consorzi o delle regioni.

Nei casi facoltativi, i contrassegni del Poligrafico dello Stato sono richiesti direttamente dai produttori di vino, ma sempre attraverso i consorzi di tutela delle diverse denominazioni. Sono i consorzi, infatti, che si occupano di gestire la richiesta e di controllare che tutti i requisiti siano rispettati.

Importanza della fascetta di Stato

Ma perché restano sono così importanti le fascette di Stato? Ecco le ragioni:

  • garantiscono l’autenticità: attraverso il numero di controllo indicato sul contrassegno, il Poligrafico dello Stato mette a disposizione un servizio di verifica in tempo reale dell’autenticità del prodotto;
  • aumentano la trasparenza: consentono di tracciare il vino lungo tutta la filiera produttiva;
  • valorizzano il prodotto: sono un segno distintivo per i vini di alta qualità.

Possiamo dunque definire il Contrassegno di Stato un vero e proprio sigillo di qualità, a tutela tanto dei produttori quanto dei consumatori.

Le polemiche

Torniamo nel merito della novità a cui è dedicato questo articolo, ovvero alla possibilità per le IGT di richiedere, a partire da quest’anno, il Contrassegno di Stato. Le legittime intenzioni dei Consorzi promotori di avvalersi di uno strumento in più per migliorare la percezione della qualità dei loro vini sono state controbilanciate da malumori. Siamo in Italia, d’altronde, e le polemiche non potevano mancare.

I timori dei consorzi di vini DOCG e DOC

In particolare, i primi a lamentarsi sono stati alcuni consorzi di vini DOCG e DOC, che con questa estensione delle fascette alle IGT si sentono svantaggiati, ritenendo che le denominazioni meno rigide, come quelle a indicazione geografica, non meritassero la stessa visibilità. Temono, inoltre, che la comparsa delle fascette su tutte le bottiglie possa svalutare il valore percepito del Contrassegno di Stato e confondere il consumatore. In soldoni, il malcontento ruota attorno alla generale sensazione di un’ingiustizia perpetrata nei confronti delle denominazioni più prestigiose, oltreché al paventato rischio di una facilitazione di pratiche fraudolente.

Le rassicurazioni dell’Istituto Poligrafico dello Stato

Chiamato direttamente in causa, l’Istituto Poligrafico dello Stato ha provato a tranquillizzare le diverse associazioni di categoria assicurando che il contrassegno è l’unico modo per garantire una tutela penale rafforzata, ovvero le sanzioni per eventuali contraffazioni sono da quest’anno molto più elevate. Secondo l’Istituto, qualsiasi altra forma di protezione del prodotto non potrebbe garantire lo stesso tipo di tutela. Inoltre, continua il Poligrafico, per evitare confusione al consumatore sono state studiate fascette graficamente riconoscibili, con logo fluorescente proprio per non trarre in errore gli acquirenti delle bottiglie IGT, con una sempre più sofisticata tecnologia grafica anticontraffazione. L’Istituto Poligrafico resta convinto di una una buona risposta da parte dei Consorzi, anche perché l’input è partito proprio da loro.

Queste rassicurazioni dell’IPZS non hanno pienamente convinto. Le perplessità di alcune associazioni di categoria per ora rimangono.

Le nuove fascette contrassegno per le IGT con logo fluorescente della Repubblica

L’IGT Benevento

L’IGT Benevento (o IGT Beneventano) è stata la prima denominazione geografica tipica ad avvalersi delle fascette di Stato. Un passo molto importante nel panorama vinicolo campano. Il Consorzio Vini del Sannio ha voluto fortemente questo riconoscimento per valorizzare ulteriormente i propri vini e garantire una maggiore tracciabilità e tutela ai consumatori. Fondamentalmente, la scelta di Benevento è stata dettata dalla volontà di dimostrare che anche i vini IGT possono raggiungere alti standard qualitativi e meritare un riconoscimento ufficiale come quello delle fascette di Stato. A breve la novità coinvolgerà l’IGT Emilia, compreso il Lambrusco IGT. Si stanno scaldando i motori, le bottiglie sono già pronte ad adottare le fascette.

Alcune curiosità

I Contrassegni di Stato destinati alle DOCG riportano sempre la denominazione, mentre quelli delle DOC (ora anche delle IGT) non la riportano. Utilizzando la tecnica della filigrana, sono creati su carta colla o carta autoadesiva, a scelta dei Consorzi. Possono essere richieste alcune personalizzazioni, come l’aggiunta di un proprio logo a colori, ma con un aumento del prezzo. Sì, perché le strisce di carta filigranata del Poligrafico dello Stato hanno un un costo materiale a carico dei richiedenti. Attualmente i prezzi stabiliti dalla stessa Zecca dello Stato, facendo un calcolo per un numero di 100 fascette, vanno da un minimo di euro 0,78 (la versione standard) ad un massimo di euro 1,20 (versione personalizzata su carta adesiva).

L’Istituto Poligrafico non si è limitato solo a stampare e distribuire i Contrassegni di Stato, ma ha anche messo a disposizione un servizio che attraverso l’utilizzo dell’App TrustyourWine apre uno spazio di comunicazione diretto fra produttore e consumatore. Semplicemente inserendo il numero di identificazione o di contrassegno riportato sulle fascette, vengono fornite in tempo reale informazioni a garanzia della qualità certificata del vino, della filiera e del territorio di origine. Non solo. I nuovi contrassegni dedicati alle IGT, con l’emblema della Repubblica fluorescente, sono dotati di un QRCode che scansionato con il proprio smartphone permette l’accesso al cosiddetto passaporto digitale del vino in questione, contenente informazioni varie, compresi alcuni suggerimenti culinari e aneddoti storici sul prodotto.

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