di Claudio Trinca
In previsione di estati sempre più calde, gli inglesi sono certi di poter produrre eccellenti spumanti e anche buoni vini fermi. Nel sud dell’Inghilterra in molti stanno iniziando a investire nel settore, ottenendo già qualche discreto risultato.
Clima e bollicine
Nel Sussex, in Inghilterra, poco lontano dal mare, la Rathfinny Wine Estate ha quasi 100 ettari di vigne. È il più grande vigneto della Gran Bretagna e punta a diventare il più grande vigneto singolo d’Europa, almeno secondo le intenzioni di Mark e Sarah Driver, che la fondarono nel 2010 investendoci milioni di sterline.
Mark spiega che “2000 anni fa qui c’erano i romani con le loro ville in cui coltivavano viti e producevano vino. Poi nel Medioevo giunse un periodo di freddo e noi inglesi diventammo bevitori di birra. Abbiamo ripreso a piantare uva da vino negli anni 60 e 70 del secolo scorso, perché i cambiamenti climatici stanno favorendo la diffusione di moltissimi vigneti in Inghilterra”.
La Rathfinny Wine Estate è solo una delle tante aziende vitivinicole che stanno nascendo nel sud dell’Inghilterra. Negli ultimi decenni c’è stata una crescita importante della superficie vitata in terra inglese e se per ora tutta l’attività è mirata alla produzione di bianchi freschi idonei alla spumantizzazione, fra qualche anno gli inglesi sono convinti che batteranno la Borgogna con i loro vini rossi, che saranno di livello mondiale, come ha affermato il Times. Ma a cosa è dovuto questo cambio di scena? Al riscaldamento globale, come ha detto correttamente Mark Driver.
Il periodo caldo medievale
Il periodo di freddo di cui parla Mark Driver ci fu, ma non avvenne nel Medioevo, bensì al termine di quel periodo. Nel Medioevo, in realtà, le situazione climatica fu assai favorevole alla vite. A partire dal 900 D.C. fino alla prima metà del 1300, il territorio dell’Europa, in particolare l’area nord atlantica, fu interessato da un inusuale clima caldo, che i meteorologi individuano con il termine MWP – Medieval Warm Period (“Periodo caldo medievale”). Non entriamo nel ginepraio delle discussioni accademiche riguardanti le cause di questo evento, restiamo nell’ambito d’interesse, la viticoltura e l’enologia.

Vino inglese, ma anche olio
Grazie a questo lungo evento meteorologico, negli anni del cosiddetto “Periodo caldo medievale” le viti producevano uva in tutta l’Europa, fino al nord della Gran Bretagna. Non solo. Anche l’ulivo trovò un ambiente favorevole a quelle latitudini, come in tutto il nord Italia. I vichinghi, da parte loro, si avvantaggiarono dello scioglimento dei ghiacciai per spostarsi. Raggiunsero la Groenlandia, che trovarono sgombra di neve e piena di prati al sole, tanto che non poterono che chiamarla “Groen Land”, ossia “terra verde”.
Gli inglesi ripresero lentamente la produzione di vino. La presenza stabile della vite in Gran Bretagna è infatti accertata a partire dal IX secolo DC, e durò fino ai primi anni del ‘400, quando il clima, in particolare durante l’inverno, divenne improvvisamente così rigido che la vite non riuscì a sopravvivervi. Il vino inglese, pare anche piuttosto apprezzato, non fu più prodotto.
La piccola era glaciale
Al “Periodo caldo medievale”, durato 300 anni, seguì dunque un periodo di freddo, documentabile a partire dalla fine del ‘400 fino agli inizi del ‘800. L’Europa, per alcuni secoli, restò attanagliata da mesi invernali straordinariamente freddi, tanto che i climatologi parlano di “Piccola era glaciale” (LIA Little Ice Age). Il picco di questo raffreddamento climatico ci fu negli inverni del 1709 e del 1710, quando in quasi tutta Europa gelarono laghi, fiumi e mari, con temperature che si tennero per mesi sotto lo zero. La laguna di Venezia e il Lago di Garda erano percorribili con carri.

Problemi in cantina
Gli inverni freddi, che iniziavano già a ottobre, interrompevano la fermentazione dei mosti e dei vini che, all’alzarsi delle temperature in primavera, riprendevano l’attività fermentativa, causando incomprensibili e pericolosi scoppi di bottiglie e la rottura dei fragili vasi vinari. La misteriosa formazione dell’anidride carbonica nei vini fu considerata un problema, un difetto, se non addirittura opera di spiriti malevoli. E fu proprio con l’intento di risolvere i problemi in vigna e in cantina che l’abate del monastero di Hautevillers a nord di Epernay, nella Champagne, si decise a chiamare un confratello di accertata esperienza e nota fama di vignaiolo.
Dom Perignon
Quando il monaco portinaio di Hautevillers aprì la porta, quel giorno del 1668, si trovò di fronte un confratello di 29 anni, dom Piérre Pérignon. Era l’esperto vignaiolo che l’abate stava aspettando. Nominato subito cellérier, père Piérre iniziò a lavorare nei circa 11 ettari di vigna a bacca nera di proprietà dell’abbazia, nella quale rimase per 47 anni, fino alla sua morte avvenuta nel 1715. Quegli 11 ettari, nel frattempo, erano diventati 48.
La nascita dello Champagne
Le vicende del monaco cantiniere dom Pérignon nel monastero di Hautvillers potrebbero essere motivo di un altro racconto. Ma una cosa va detta subito. La presenza di gas nei vini non era affatto sconosciuta nel passato. E i vini spumans non sempre erano considerati difetto dei vini fermi, o un problema, anzi in alcuni casi erano voluti e gli antichi romani sapevano crearli in modo empirico. Non fu dunque il cellérier di Hautvillers a scoprire le bollicine, come propone una certa compiaciuta vulgata francese. A lui si devono altre cose. Eppure i francesi fanno coincidere il giorno della nascita dello Champagne con il 4 agosto del 1693, ovvero con il giorno in cui dom Pérignon, assaggiando una bottiglia del suo vino, resta sorpreso dalla carbonica e urla pieno di stupore “Venez mes frères, je bois des étoiles!“, ossia “Fratelli, venite! Sto bevendo stelle!”. C’è tanto mito in tutto questo. Cosa vera è che il cambiamento climatico fu decisivo a questa nascita e, a partire dal 1700, i vini della Champagne saranno sempre pensati frizzanti o spumanti. Comincerà l’abbandono della produzione dei meno interessanti e pallidi vini fermi.

Sussex Sparkling Wines DOP
Contea a sud est di Londra, che affaccia sulla Manica, con un territorio a lungo ritenuto non favorevole alla vite, il Sussex è oggi ampiamente coltivato a vigneto. Se nel ‘600 un cambiamento climatico ci regalò le bollicine dello champagne, nel momento presente un’altra variazione climatica ci porterà le bollicine del Sussex. Infatti il miracolo enologico in terra d’Albione lo sta compiendo proprio l’innalzamento delle temperature che, in sinergia con un suolo dalle caratteristiche straordinariamente simili a quelle della Champagne, sta creando le condizioni ideali per la produzione di sparkling wine di qualità. E questa qualità è stata riconosciuta nel giugno 2022 con l’assegnazione della Sussex Sparkling Wine DOP ai vini prodotti nella Contea. Da poco più di un anno, infatti, i vini del Sussex hanno lo status protetto. Ho iniziato citando Mark Driver, il proprietario della Rathfinny Wine Estate, lo cito di nuovo per concludere.
“Non vediamo l’ora che arrivi il giorno in cui potremo entrare in un bar a Londra, New York, Pechino o Tokyo e ci verrà chiesto: vi piacerebbe un bicchiere di champagne o un buon bicchiere di Sussex?“. Quel giorno, se non è già arrivato, sta arrivando.
Complimenti!