di Roberta Scano
L’enoturismo si sviluppa in Italia negli anni ’90 grazie ad alcune associazioni, come il “Movimento turismo del vino”, che promuovono eventi legati al vino e al territorio.
Dal “drinking” al “living”, il vino diventa sempre di più un’esperienza territoriale. Oggi è un settore in crescita che vale 3 miliardi di euro con 15 milioni di visitatori all’anno.
La Toscana è la regione che traina l’enoturismo italiano e anche la destinazione preferita dal turismo internazionale, mentre Francia e Spagna sono i principali rivali sul mercato estero.
Potenzialità e limiti dell’enoturismo in Italia
La presenza di un patrimonio ampelografico variegato e una straordinaria diversità di paesaggi, rappresentano un vantaggio competitivo e un potenziale di sviluppo importante.
Tuttavia, il settore è penalizzato da una struttura organizzativa ancora troppo “artigianale” e caratterizzata dalla mancanza di figure professionali.

Figure professionali per il futuro del settore enoturistico
Lo scorso luglio a Roma, è stato presentato il “Libro bianco sulle professioni del turismo enogastronomico”, redatto da Roberta Garibaldi, docente della Università di Bergamo.
Il libro nasce da una osservazione del settore enogastronomico dalla quale emerge la mancanza di ruoli chiave nell’accoglienza e delinea 5 figure strategiche:
- ospitality manager e addetto alle vendite, due figure interne all’azienda, il primo con una laurea magistrale o un master universitario, il secondo con un diploma di Liceo o Istituto professionale;
- product manager, da inserire nei consorzi di tutela, con un livello di istruzione alta, laurea magistrale e master, con il compito di sviluppare il turismo nel territorio di propria competenza;
- consulente del turismo e curatore di esperienza gastronomiche, liberi professionisti, il primo con competenze specifiche sul turismo e l’altro nell’ambito della sommellerie.
Opportunità di crescita economica del settore enoturistico
Queste “figure strategiche” potrebbero essere la svolta in un settore che si è sviluppato troppo in fretta e che necessita di professionisti con le giuste competenze per il settore.
Tuttavia, bisognerebbe acquisire una “visione imprenditoriale ” affinché l’accoglienza non sia un “costo”, ma una risorsa capace di trasformare il marketing in commercio.
L’enoturismo può diventare un vero e proprio canale di distribuzione e la cantina uno spazio emozionale di vendita diretta, capace di connettere il consumatore al cuore del territorio.
Il futuro dell’ enoturismo non si costruisce con spazi e bottiglie, ma con “competenze strategiche”, dove l’accoglienza si traduce in valore economico, culturale e identitario.
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