Moscato di Novoli: il vino della “fòcara”

di Luigi Sances

Oltre la suggestiva pioggia di “fasciddre” (faville) emesse della grande “fòcara”, a fuochi spenti, trascorsa la festa in onore di Sant’Antonio Abate, rimangono caldi a Novoli, ridente paese in provincia di Lecce, gli argomenti di confronto su nuove possibilità di valorizzazione del territorio. Tra questi, un interessante progetto di recupero e valorizzazione del Moscato di Novoli, il vino del cuore e dell’accoglienza della comunità novolese, una tipicità fortemente legata alle tradizioni del paese.

La festa e la focara

Da oltre trecento anni, a Novoli si svolge nei giorni 16-17-18 gennaio, la “festa del fuoco”, in onore di Sant’Antonio Abate, patrono del paese.

Come atto di devozione, si costruisce il più grande falò dell’area mediterranea, alto circa 25 metri e di 20 metri di diametro, comunemente conosciuta come la “fòcara”.

La “fòcara” è sapientemente realizzata con oltre centomila fascine di tralci secchi di vite – per lo più Negroamaro – recuperate dalla rimonda dei vigneti. La maestosa pira viene ogni anno costruita da circa cento volontari con l’utilizzo di lunghe scale in legno, sotto l’attenta guida dei maestri “pignunai”, esperti conoscitori delle specifiche tecniche di costruzione, che gelosamente si tramandano da generazioni.

Nel falò si fondono ancestrali riti pagani di purificazione e di allontanamento degli influssi malefici e di esorcizzazione dell’ignoto con la tradizionale leggenda “cristiana” del Santo. La tradizione, infatti, ricorda Sant’Antonio Abate pronto a discendere fra le fiamme dell’inferno per contendere al demonio le anime dei peccatori. Una particolarità che lo ha reso protettore di tutti coloro che hanno a che fare con il fuoco.

Fuoco

Il Moscato di Novoli

Non vi era pellegrino richiamato dai festeggiamenti in onore di Sant’Antonio Abate o visitatore attratto dal coinvolgimento per la “festa del fuoco”, che non si ristorasse con un buon calice di Moscato di Novoli.

In osteria veniva apprezzato con i gustosi “turcinieddhri” alla brace (involtini di interiora di agnello avvolti in rete e arrotolati con budellino di agnello) oppure abbinato a dolcetti di pasta di mandorla.

Una felice espressione figurativa riportata nella pubblicazione “Decantami”, curata dalle a me care Agnese Di Noia e Teresa Garofalo, indica il Moscato come un vitigno “viandante”. Un viandante che “arriva da lontano e porta con sé echi di culture antiche” ed è un “curioso esploratore di terre nuove…assumendo di luogo in luogo un diverso nome”.

Allevato in una “nicchia” limitatissima di superficie, il Moscato di Novoli predilige un clima ventoso e particelle di terreno asciutto e del tipo tufaceo-argilloso. Con proprie caratteristiche e specificità, è un ecotipo  della varietà dei “Moscato bianco“, un vitigno aromatico di antiche origini noto in Francia come Muscat blanc à petit grains.

Una qualità d’uva che in Puglia caratterizza il “Moscato di Trani” o “Moscato reale” considerato il vino DOC più nobile e antico di Puglia.

Usi tradizionali

Quale sentito atto di devozione nei confronti del Santo patrono, era uso di ciascun vignaiolo novolese preservare una trentina di piante di Moscato per vinificare il “vino della festa”.

La tradizionale pratica di vinificazione del Moscato di Novoli prevedeva un precedente appassimento delle uve, che venivano distese al sole sui graticci e asciugate dai venti del Salento.

Talvolta il Moscato era rifermentato aggiungendo zuccheri ed aromatizzanti, al fine di modificarne il profilo olfattivo e gustativo in favore di una più immediata piacevolezza.

La produzione del Moscato di Novoli, anche negli anni di maggior successo, è sempre stata “limitata” perché fortemente legata all’esclusivo consumo durante la ricorrenza patronale.

Succedeva spesso che nei giorni della festa di Sant’Antonio Abate la produzione locale del Moscato di Novoli non riuscisse a soddisfare le incalzanti richieste di pellegrini e visitatori.

Si narra, infatti, che le antiche osterie del paese, per ovviare la scarsa disponibilità del vino della “tradizione”, furono costrette a ricorrere all’acquisto di Zibibbo siciliano per offrire agli avventori un vino simile a quello della “festa”.

Imprigionato dal suo aspetto di maggior pregio e richiamo, oggi il Moscato di Novoli può considerarsi un “vino raro” anzi un “vino reliquia”. Un aromatico che profuma soprattutto di storia!

Tavola rotonda

L’Amministrazione Comunale di Novoli ha recentemente promosso una tavola rotonda sul Moscato di Novoli coordinata dalla sommelier Annamaria De Luca e alla presenza del Sindaco Marco De Luca.

Ospiti dell’incontro: l’assaggiatore internazionale Enzo Scivetti, il degustatore e docente Fabrizio Miccoli, la produttrice e rappresentante del Movimento Turismo del Vino Alessandra Quarta, il produttore Gabriele De Falco, l’agronomo e produttore di Moscato di Novoli, Arrigo Guerrieri, oltre ai decani dei locali produttori di Moscato di Novoli i Sigg. Pasqualino Guerrieri e Pietro Guerrieri.

Tante le riflessioni emerse, ma implacabilmente si evidenzia che i vignaioli stentano a mantenere la tradizione, perché non riscontrano convenienza economica nel continuare a produrre il Moscato di Novoli.

Invero l’unica e contenuta produzione a carattere “imprenditoriale” è quella condotta dall’agronomo Arrigo S. Guerrieri, mentre la cantina più attrezzata del paese, la “De Falco”, non lo produce, pur prevedendo, tra le proprie referenze, un gradevole passito da Malvasia nera.

Degustazione

In occasione della tavola rotonda si è avuto occasione di degustare il Moscato di Novoli prodotto da Arrigo Guerrieri.

Il vino proposto manifesta la sua “artigianalità”, si presenta limpido, di un colore giallo dorato che vira verso il color ambra, presenta una grande intensità aromatica.

Al gusto giungono echi di frutta candita, o molto matura, e qualche ricordo floreale, in particolare fiori gialli di tiglio e ginestra. Sorprendente il mantenimento dell’acidità, una freschezza che riesce a bilanciare il carattere dolce del vino regalandogli una grande piacevolezza e gradevolezza. 

Bicchiere di Moscato di Novoli

Il progetto di rilancio

Il moscato di Novoli ha la fortuna di possedere un “racconto” importante e un chiaro legame con il territorio. Unicità che lo rende portatore di tutte quelle virtù enoiche sulle quali hanno sempre insistito i francesi: terreno, clima, tradizione e distintività del prodotto.

Affinché il Moscato di Novoli diventi un progetto capace di dar luce al territorio, è necessario che lo stesso riesca a superare i punti deboli che ne hanno determinato il declino:

  • mancanza di una visione capace di superare la ristretta “nicchia” del legame simbiotico con la ricorrenza patronale;
  • ingiusta disaffezione del mercato nei confronti dei “vini del dopo pasto”;
  • progetto che consenta di riconoscere un buon ristoro economico ai produttori.

Per raggiungere obiettivi sostenibili è necessario andare oltre “la tradizione”, aprendo ad altre versioni e stili di vinificazione e pensare il Moscato di Novoli non solo come passito che, tra l’altro, per intercessione del grande Santo, potrebbe essere declinato anche quale “vino da messa”.

La proposta del Moscato di Novoli dovrebbe arricchirsi realizzando versioni ferme, in purezza o in blend, o versioni spumantizzate, fresche ed intriganti magari progettate per esaltare l’abbinamento con l’emblema della pasticceria salentina: il pasticciotto.

Un binomio che potrebbe risultare determinante nel decretare il successo di un progetto di rilancio coniugando le tradizioni proprie del Moscato di Novoli a ciò che, nel panorama italiano e internazionale esprime il “pasticciotto”, vero ed unico ambasciatore della pasticceria salentina.

Dolce pasticciotto

3 pensieri riguardo “Moscato di Novoli: il vino della “fòcara”

Aggiungi il tuo

  1. Affascinante esposizione, che ben armonizza aspetti tecnici, culturali e folklore del nostro territorio. Mi auguro di poter degustare ancora altri articoli così ricercati

  2. Analisi erudita e dettagliata, dove la tradizione si contrappone al business. Dimostri grande competenza e passione in un perfetto connubio tra il giornalista e il divulgatore enogastronomico. Complimenti

  3. Caro Luigi, ciò che scrivi è inebriante come i vini che presenti. Gustose e fruttate le tue ricerche sempre fresche e ben dosate. Complimenti per questa passione che ci partecipi attraverso i tuoi scritti e non vedo l’ora di leggerti ancora. Grazie e Prosit.

Commenta

Su ↑

Scopri di più da Il blog del Sommelier

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere