La fontana del vino a Ortona

di Lucia Navarese

“Bevi vino, perché non sai donde sei venuto: sii lieto, perché non sai donde vai”

Questo è l’augurio che accoglie il viandante che decide di trovare ristoro lungo il cammino di San Tommaso che unisce Roma a Ortona, la tomba di S. Pietro a quella dell’apostolo Tommaso sepolto nella Cattedrale Ortonese.

Dove ci troviamo

Siamo in Abruzzo, non lontano dalla costa dei Trabocchi dove dolci colline diradano fino al mare e la pergola abruzzese fa da cornice ad un territorio ricco di bellezze paesaggistiche non sempre adeguatamente valorizzate.

Ed è proprio questo l’intento che muove Dina Cespi e Luigi Narcisi, due cittadini ortonesi appassionati camminatori che ispirati dalla visita della fontana Botegas Irache a Estella in Navarra, lungo il più famoso cammino di Santiago, decidono di costruire anche qui una fontana del vino.

L’idea trova l’entusiastica approvazione della famiglia D’Auria che, con il contributo del noto architetto Rocco Valentini, costruisce all’ingresso della propria cantina Dora Sarchese, circondata da vigneti secolari, una sorta di stanza ricavata da una vecchia botte al cui interno la fontana spilla dell’ottimo Montepulciano che zampilla su un lavabo di pietra calcarea della Maiella.

Inaugurazione della fontana

Inaugurata il 9 ottobre 2016 in occasione della vendemmia di quell’anno del Nitae, un vigneto di Montepulciano di oltre 100 anni, unica in Italia ad essere sempre aperta, la fontana vuole essere una specie di monumento e di riconoscimento al vino abruzzese in particolare e, più in generale, a questa terra dove storia e tradizione si legano alla vocazione di accoglienza e di ospitalità.

Nella grande botte si può entrare in compagnia per brindare al lungo viaggio che volge al termine oppure da soli per avere un momento di raccoglimento e meditare con un buon bicchiere di vino in mano sul senso di quel cammino e della vita.

Un vino terso, lucente, con riflessi porpora riempie il bicchiere e un profumo fruttato di visciole e ciliegie avvolge il pellegrino. In bocca una nota selvatica precede l’amarena, mentre il calore si dilata e ripaga della fatica del cammino.

Trovare una fonte dove anziché acqua sgorga vino, se non è un miracolo, è certamente motivo di felicità.

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