All’ombra del gigante: le AOC minori della Champagne

di Claudio Trinca

Sulle colline storiche della Champagne, patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 2015, non si producono solo spumanti. Sono tre le AOC storiche afferenti a quel terroir, ma una sola è messa sul piedistallo, la Champagne AOC, mentre le altre due, prive di bollicine, sono di fatto ignorate dai più.

La scomoda convivenza

Un ampio territorio a circa 150 chilometri a est di Parigi, con 34.300 ettari di superficie vitata suddivisa in 280.000 parcelle in cui operano 16.000 vignerons e oltre 30.000 lavoratori diretti. È la Champagne (al femminile sia in italiano che in francese), un’aerea geografica che da secoli è associata a un vino speciale, lo Champagne, e al suo metodo produttivo, la Methode Champenoise (al femminile in francese).  

L’indissolubile legame fra questo vino speciale e il suo territorio è nelle poche e chiare parole che i produttori ripetono come un mantra per inculcarne il concetto: “Il n’est Champagne que de la Champagne”, non è Champagne se non è della Champagne. Ma questo territorio che ha dato vita e nome allo spumante più famoso del mondo è anche “padre” di due altre denominazioni, invero poco conosciute ma champenoises a pieno titolo, quindi “sorelle di sangue” pardon “di terroir” della Appellation d’Origine Contrôlée Champagne. Sono le AOC Coteaux Champenois e AOC Rosé de Riceys, rassegnate a vivere all’ombra del gigante Champagne, ma che sul piano storico sono la testimonianza di una continuità produttiva in una regione in cui per secoli si produssero tradizionalmente vini fermi, soprattutto rossi.

AOC Coteaux Champenois

Nessun appassionato di vini andrebbe a Epernay, a Reims o ad Aÿ se non fosse spinto dal piacere delle bollicine. E le bollicine sono quelle dello Champagne, non potendo essere diversamente, in quanto un rigido disciplinare vieta, all’interno dell’areale di riferimento, la produzione di qualsiasi tipologia di vin mousseux che non sia appunto lo Champagne.

Questo disciplinare fu approvato nel 1936, quando venne istituita l’Appellation d’Origine Contrôlée Champagne. Ma pochi sanno che quello stesso anno, il 1936, vide la luce anche un’altra AOC champenoise, la “Vin Originaire de la Champagne”, denominazione destinata ai vini non effervescenti. Nel 1953, questa seconda AOC venne leggermente modificata cambiando il suo nome in “Vin Nature de la Champagne”, finché nel 1974 una nuova variazione portò alla nascita dell’attuale AOC Coteaux Champenois, una tipologia che per diversi motivi non decollò mai tanto.

Caratteristiche

Partiamo dal nome, Coteaux, che più o meno corrisponde alle nostre colline. Una appellation d’origine contrôlée riservata a vini fermi bianchi, rossi e rosati  dei “Colli della Champagne”. Per quanto sia sconosciuta e assai poco utilizzata, resta ancor oggi molto significativa sotto vari punti di vista.

Innanzitutto dal punto di vista storico. Questa Appellation è fortemente legata alla più antica tradizione enologica champenoise. Basti pensare che la prima Maison della Champagne a essere fondata fu Gosset, nel 1584, che produceva vini fermi, e questo quasi 100 anni prima che si iniziassero a pensare e a produrre i vini frizzanti. Ripetiamolo insieme per non dimenticarlo più: i vini della Champagne erano inizialmente vini fermi, e furono i tentativi di risolvere il problema delle spontanee e pericolose rifermentazioni in bottiglia (che spesso scoppiavano) a dare inizio alla grande storia dello Champagne.

Dal punto di vista gustativo, invece, la Coteaux Champenoise è la prova concreta di tutto il potenziale espressivo delle uve della Campagne e, a tutti gli effetti, funge da cartina di tornasole della spumantistica. Infine, dal punto di vista produttivo, è una grande sfida. Considerata la latitudine del territorio e il suo clima non proprio ideale per la maturazione delle uve, i coteaux-champenois restano a tutt’oggi un motivo di distinzione e di orgoglio.

I Coteaux e gli Champagne condividono il medesimo terroir. Anche le uve sono le stesse: Pinot Noir e Mounier per i vini rossi e Chardonnay per i bianchi. I vini rosati, consentiti, sono molto rari. La produzione è ancora modesta, soprattutto nelle annate con scarse rese, data l’elevata domanda di Champagne e il maggior profitto derivante dalla produzione del vino spumante.

Perché scegliere questi vini

Tenuto conto che la rarità sul mercato di queste bottiglie è controbilanciata dall’alto costo delle stesse, ci domandiamo quali potrebbero essere le motivazioni per acquistare un coteaux-champenois. L’esperto e l’appassionato li acquisteranno probabilmente per cultura enoica, ma è fuor di dubbio che questi vini fermi della Champagne possono ben suscitare un interesse che vada oltre la mera curiosità o la speculazione. Infatti, secondo le interpretazioni di esperti, degustare un Coteaux aiuta a comprendere meglio lo champagne, ovvero serve a capire le motivazioni storiche che hanno indotto la regione a scommettere in modo vincente e definitivo sulla spumantizzazione.

Provare per credere. E proviamone uno.

Etichetta di vino "La collina dei bambini" di Bollinger

La collina dei bambini

Siamo ad Aÿ, nel dipartimento della Marna, in un luogo dal nome suggestivo, la Côte aux Enfants, la Collina dei bambini. Qui ci sono circa 4 ettari tutti vitati a pinot noir che la Bollinger acquistò, filare per filare, appezzamento dopo appezzamento, negli anni ’30 del secolo scorso, costituendo alla fine quello che i viticoltori francesi chiamano monopole.

Sin dall’inizio, il vino rosso fermo che se ne ricavava veniva dedicato alla produzione dello champagne La Grande Année Rosé. Ma nel 2008 la Bollinger ritenne che fosse giunto il momento per lanciare il vino de La Côte aux Enfants in quanto tale. Sui 4 ettari di vigna, appena la metà viene sfruttata per il vino rosso fermo, di cui se ne producono tra le 3.000 e le 7.000 bottiglie per annata: viene da ridere pensando ai 300 milioni di bottiglie dello Champagne. 

Di vendemmia in vendemmia, fra prove ed errori, questo Coteaux della Bollinger acquisterà lentamente struttura, profondità e precisione. La bottiglia che ho assaggiato, annata 2013, presentava superbi profumi di frutti rossi adagiati su un morbido tappeto di spezie. L’avessi degustato alla cieca, avrei pensato a un pinot nero della Borgogna. D’accordo con me i miei compagni di degustazione. Il sorso era pulito, preciso equilibrato, la corrispondenza naso-bocca non ha deluso. Un coteaux, La Côte aux Enfants, che può essere annoverato nella lista dei grandi rossi della Champagne. Ma chi conosce questa lista? Pochissimi, peccato.

Vigneti di Les Riceys
Circondato da vigneti in cui si producono vini rosé e champagne, Les Riceys è un tranquillo villaggio nel dipartimento dell’Aube

AOC Rosé des Riceys

In un tranquillo paesino dell’Aube, all’interno del territorio della Champagne vitivinicola, nessuno ha mai pensato agli spumanti, e questo da sempre e verosimilmente anche oggi. Eppure il graziosissimo paesino di Les Riceys ha un’importante caratteristica record, quella di essere l’unica area della Champagne in cui si sovrappongono tutte e tre le AOC champenoises. Sul suo territorio comunale, infatti, possono essere prodotti sia Champagne che Coteaux Champenois, ma anche un vino fermo rosato che è vanto e gloria di tutti i suoi 1300 abitanti: l’AOC Rosé des Riceys.

Il Rosé des Riceys ha una sua storia: si dice che fosse stato introdotto a Versailles da un gruppo di operai originari di Les Riceys  impegnati in opere idrauliche presso la Reggia. Luigi XIV lo apprezzò molto dopo aver assaggiato alcune bottiglie portate in dono da quegli operai. È un vino raro e originale, a tanti sconosciuto, che ebbe l’onore di essere nominato il miglior rosato della Francia, e quindi del mondo, dal Grimod de la La Reyniere, gastronomo, grande critico del XVIII secolo.

Nel 1927 i vigneti di Les Riceys furono ufficialmente inglobati nella zona di denominazione dello Champagne. Nel 1947, vent’anni dopo, nacque la AOC Le Rosé des Ricey, con un decreto che stabiliva una denominazione “di antica fama, associata a vini eccellenti, ben colorati di tipo speciale che non si trova da nessuna parte in Francia“. Questi vini sono 100% pinot noir, vinificato a grappolo intero con macerazione semi-carbonica. Nel 1996 nascerà l’inconfondibile bottiglia che li contiene, una borgognotta di vetro scuro con lo stemma del comune di Les Riceys.

Bottiglie di vino con calici

Assaggiamolo

Alla degustazione il Rosé des Riceys risulta mediamente di buona struttura, ricco e dà subito l’idea di un vino che di rosato abbia soltanto il nome e, a volte, nemmeno quello. Chi lo produce, infatti, vi cerca la concentrazione e la ricchezza aromatica senza troppi vincoli legati al colore che, in alcune annate, è decisamente intenso in ossequio alle caratteristiche volute e ricercate per questo vino. Il sorso rivela generalmente una buona finezza al palato seguita da una persistenza molto lunga all’abbandono. Nel bouquet i rimandi olfattivi sono quelli dei frutti rossi, affiancati a frutta secca e spezie. Sono tutti i profumi e gli aromi di sempre, dicono i produttori, cioè quelli ricevuti in eredità dal passato, per cui loro cercano di preservare questo rosé da ogni contaminazione modaiola, come fosse un patrimonio sacro.

Conclusione

Un terroir, la Champagne, condiviso da tre AOC. Il n’est Champagne que de la Champagne, non è Champagne se non è della Champagne. È il già citato mantra dei vignerons e dei bevitori di bollicine d’Oltralpe. Ma ora sappiamo che non è vero il contrario: se è della Champagne non è detto che sia Champagne.

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