Storie, sorsi e sapori dei colli piacentini

di Paolo Colombo

I colli piacentini sono una meta molto interessante per gli amanti del cibo e del vino. Ricchi di piccoli borghi dalla storia antica, immersi in un paesaggio da cartolina, ci regalano una cucina tradizionale gustosa, da abbinare ai vini di qualità prodotti nella zona sin dai tempi dei Celti e dei Romani.

Tra cibo e vino

Tra i rossi, il più conosciuto è sicuramente il Gutturnio: un vino robusto ottenuto dall’assemblaggio di uve Barbera e Bonarda. Il nome, che sembra derivi da quello del calice usato dai romani per servire il vino durante i banchetti (gutturnium), ne tradisce l’origine antica. Prodotto sia nella versione ferma che in quella frizzante, si caratterizza per i suoi sentori di frutti rossi maturi e per la buona freschezza donata dalla Barbera.

La Bonarda è qui anche vinificata in purezza, solitamente in versione frizzante. Non parliamo certo di un grande vino, ma sa essere piacevole, soprattutto in estate quando possiamo servirla un po’ più fresca del solito.

Entrambi i vini si abbinano perfettamente ai salumi locali tra cui non potete perdere:

  • la Coppa Piacentina DOP, leggermente speziata e stagionata per diversi mesi;
  • il Salame di Varzi DOP, che vanta una storia che risale al Medioevo, dal gusto deciso e speziato, con una nota di aglio più o meno accentuata a seconda del produttore;
  • la Pancetta Piacentina DOP, stagionata almeno sei mesi e caratterizzata da un buon equilibrio tra tendenza dolce e sapidità.

Tra i vini bianchi troviamo due tipicità. La Malvasia di Candia Aromatica è nota per i suoi aromi floreali e di pesca, prodotta in versione sia secca che dolce.

L’Ortrugo, un vino fresco e di solito leggermente frizzante, con note di frutta a polpa bianca e floreali. Sembra che il suo nome derivi dalla locuzione piacentina “ut de hoc”, “prendi da questo”: un invito ad assaggiarlo, magari in abbinamento con del pesce.

Non stupitevi se trovate il pesce di mare nei menù dei ristoranti. La cucina dei Colli Piacentini si basa sulla tradizione contadina emiliano-romagnola, ma la Liguria è davvero vicina. Se passate da queste parti, non potete però non assaggiare piatti come i Pisarei e Fasò, piccoli gnocchetti di pane (Pisarei) e un sugo di fagioli e salsiccia (Fasò), o i Tortelli Piacentini, ripieni di ricotta, spinaci e parmigiano, dalla tipica forma “a cappello di prete” e conditi solitamente con burro fuso e salvia.

Una storia millenaria

Se volete visitare questi luoghi, vi consiglio una tappa a Bobbio. La cittadina si trova al confine di 4 province: Piacenza, Alessandria, Pavia e Genova e conserva il sapore medioevale del proprio borgo, fatto di strette viuzze, case in pietra e palazzetti signorili. Ha origini antiche, ed è stata un centro spirituale noto in tutta Europa grazie al monastero fondato da San Colombano nel 614.

Vi suggerisco una salita al castello, che vi offrirà una splendida vista su tutto il territorio, una visita al duomo e, naturalmente, una passeggiata fino al famoso “ponte gobbo”, che fino a poco tempo fa si riteneva fosse lo stesso ponte ritratto alle spalle della Monna Lisa.

selective focus photo of group of people taking picture of mona lisa painting

Assaggiare le specialità locali

Troverete anche diversi posti dove poter gustare le deliziose pietanze locali. Io vi suggerisco l’osteria “Il Barone”. Qui la carne è regina, sapientemente cotta sulla brace, ma soprattutto troverete un menù organizzato come dovrebbe essere: pochi piatti della tradizione, pasta fatta a mano, ingredienti scelti e porzioni abbondanti. L’ambiente è piccolo e informale, i prezzi onesti, il personale simpatico e pronto a dispensare consigli su vino e cibo. Molto frequentato anche dai locali, vi consiglio di prenotare. Se per i secondi l’unico dubbio che avrete è sul taglio di carne da farvi cuocere, vi offro qualche suggerimento sul resto del menù.

Il “tagliere del territorio” è un must, con tutti i prodotti locali che vi ho già citato e accompagnato da piccoli gnocchi fritti. Quando ordinate fate solo attenzione alle porzioni, decisamente abbondanti.

In autunno e primavera potrete trovare anche funghi freschi, serviti in vari modi tra gli antipasti.

Tra i primi, invece, ho trovato interessantissimi questi.

I Pinoli Bobbiesi: sono dei gnocchetti allungati e panciuti in centro, fatti con un impasto di farina, ricotta, spinaci, uova, formaggio, pane, un pizzico di noce moscata e sale. Li ho assaggiati con dei porcini che, in periodo di funghi a Bobbio, sono ovunque in ogni negozio e ristorante (e che vi consiglio di portare a casa).  

I Maccheroni alla Bobbiese: altro piatto locale, ha la particolarità che l’impasto, una volta pronto, viene tagliato a listarelle da arrotolare attorno a un ferro da maglia. Una volta tolto, il ferro lascia un foro e ci dona una pasta tra i pici e i bucatini. Qui si mangia con un sugo di salsiccia e porcini oppure con il famoso e buonissimo stracotto fatto con carne, vino, un po’ di pomodoro e tanto tanto tempo.

Naturalmente non mancano altre specialità come i tortelli piacentini, ma questo dipende anche dal momento. È una vera osteria con preparazione giornaliera di pasta e sughi: non sempre c’è tutto.

Non è disponibile una carta dei vini: ci sono delle bottiglie bene in vista (praticamente tutte locali) tra cui scegliere. Se siete indecisi, lasciatevi guidare dall’appassionatissimo oste, che per noi ha fatto comparire una bottiglia particolare di Gutturnio Superiore della cantina Romagnoli, davvero niente male.

Insomma, una gita da queste parti vale la pena per mescolare storia, panorami piacevolissimi, ottimo cibo e vino. Come diceva George Clooney in una nota pubblicità… What else?

Gutturnio Superiore Romagnoli

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